LA FESTA

LA FESTA

A Monterotondo c'è un detto popolare che recita così: “...L'Epifania tutte le feste porta via, po' v'è Sant'Antognittu che ne porta 'natru sacchittu”.

La festa di S. Antonio Abate a Monterotondo è organizzata dalla locale Pia Unione, che è stata ufficializzata con il primo Statuto nell'anno 1890, da uomini volenterosi e cristiani e ne fanno parte tutti coloro che hanno preso in custodia la Sacra Statuina per un anno intero, ricevendo lo status di “confratello”. La Pia Unione è retta da un Presidente eletto a maggioranza relativa con scrutinio segreto e la cui carica dura tre anni; da un Vice Presidente, che fa le veci del presidente in sua assenza; da un Segretario e un Cassiere. Infine c'è la carica di Tesoriere che custodisce “L'Albo d'Oro” in cui sono annotati i nomi dei Confratelli dal 1890, e la chiave della cassetta di sicurezza dove è custodito il “Tesoro” di S. Antonio..

In vista del 17 Gennaio, la Pia Unione inizia il suo lavoro già nel mese di Ottobre, che si potrebbe distinguere in due fasi: quella prettamente tecnico-organizzativa e quella propriamente spirituale. La prima fase tecnico-organizzativa consiste nello stabilire i giorni della festa (la domenica più vicina al 17 gennaio) i percorsi e gli orari delle varie Processioni ed avvenimenti; di provvedere all'acquisto di torce a vento, luminarie, fuochi d'artificio e contattare la Banda Musicale “Eretina”.

Si deve attivare la “Questua”, svolta dai “Bussolanti”, che si recano di casa in casa, rilasciando a fronte di una piccola offerta il “Lunario del Campagnolo”, il calendario con l'iconografia de Santo e una copia del “Sonetto” offerto dal “Signore della Festa”. Si devono contattare i Forni cittadini dove svolgere la cottura delle “Ciambelle a zampa”; si devono scegliere i cavalli per la “Cavalcata” e si deve andare per macchia o per prati in cerca di “mortella” per addobbare il Duomo e le case dei “Signori” della festa.

La seconda fase, quella Spirituale, comprende oltre le S. Messe svolte nelle giornate di sabato, domenica e lunedì della Festa, anche il “Triduo”, forma popolare di devozione che si protrae per tre giorni (dal mercoledì al venerdì) dove, con vari esercizi di pietà, si implorano determinate grazie, si ringrazia per quelle ricevute e si solennizza la festa.

SABATO

DOMENICA MATTINA

CAVALCATA

DOMENICA SERA

TORCIATA

LUNEDÌ

IL SABATO

Nella giornata di Sabato hanno inizio ufficialmente i festeggiamenti. Nel primo pomeriggio il Sacerdote (Padre Spirituale della Pia Unione) si reca in casa del “Signore” della festa per prelevare la Statuina dall'urna, ed esporla per la prima volta dopo un anno nella “Cappellina” allestita per l'occasione. Si officia una breve funzione religiosa, si benedicono le tradizionali “Ciambelle a zampa” e si consacra la Medaglietta d'Argento, simbolo di appartenenza alla Pia Unione, che il Presidente applica sulla giacca del “Signore” entrante; prosegue la benedizione dei “doni” a S. Antonio, ed infine il Sacerdote passa tra i presenti con la “Statuina” per il rituale del “bacio”. Terminata la funzione si procede alla recita del “S. Rosario”, mentre in un'altra stanza si effettua la vendita delle ciambelle benedette, dei calendari e dei Santini, le cui offerte sono depositate in una piccola cassetta di legno chiusa con un lucchetto e registrate in un apposito registro con tanto di nome, cognome e somma versata. Si offre, a tutti coloro che visitano il Santo, un rinfresco che viene offerto dal “Signore” della festa. Dopo circa un'ora di esposizione, la Sacra Statuina lascia per la prima volta dopo un anno la casa del “festarolo” per recarsi (senza il Sacerdote) in Processione al Duomo, con la Banda Musicale “Eretina” e lo Stendardo della Pia Unione in testa. Il “festarolo” uscente porta la Statuina del Santo, alla sua sinistra c'è il vecchio “festarolo” dell'anno prima, a destra il suo successore; entrambi con un grosso cero acceso. Al passaggio del Santo molti passanti si fermano ai lati della strada facendosi il segno della Croce, qualcuno affacciato alla finestra inneggia con un “evviva Sant'Antogno”. Come la tradizione impone, il Sacerdote non accompagna la Processione, ma ritorna in Duomo dove riceverà la Statuina, attendendola sulla porta centrale, come per fare “gli onori di casa”. Dentro la chiesa, addobbata per l'occasione con drappi amaranto e oro, la “Terna” si dispone su una panca a sinistra dell'altare, mentre a destra un'altra panca ospita il Presidente, il Vice Presidente e il Segretario della Pia Unione. Si procede alla funzione religiosa con la Sacra Statuina appoggiata su un basamento ricoperto di drappi colorati, davanti ai tre “Signori”, mentre alle loro spalle è visibile lo Stendardo della Pia Unione. E' questo il momento di vivere appieno la spiritualità della Festa, con il “Bacio” delle Sacre Reliquie del Santo, donate dal Vaticano alla Chiesa di S. Maria Maddalena e conservate in un Reliquiario su cui appare scritto “Ex ossibus S. Antonii Abbatis”, realizzato dalle Suore del Vaticano. Dopo la Santa Messa, la Statuina riprende ancora una volta la via della casa del “Signore” della Festa e riposta nella “Cappellina” dove rimarrà fino al mattino seguente e dove continuerà ad essere oggetto di pubblica venerazione.

LA DOMENICA MATTINA

L'alba della giornata festiva viene salutata con sparo di mortaretti e il suono dei Sacri Bronzi.
Sono le sette del mattino e i Confratelli si recano in casa del “Signore” della Festa, dove viene offerta loro la rituale “colazione”. Arriva la Banda Musicale, alla quale viene offerta la colazione e come tradizione vuole non manca di certo la trippa, e la Sacra Immagine viene prelevata dalla “Cappellina” per essere accompagnata dai Confratelli e dai devoti all'Istituto Zootecnico di Stato a Tormancina, con un corteo di clacson sonanti. Il suo arrivo acclamato da grida ed applausi, è accolto nell'istituto dove si invoca la sua protezione sugli animali e sui raccolti con una Santa Messa officiata in un locale messo a disposizione all'interno di Tormancina.
Il corteo si reca poi in visita alla Chiesa S. Maria del Carmine a Monterotondo Scalo, dove la Sacra Immagine riceverà la benedizione dai Sacerdoti; presso la Casa di Riposo “Don Giuseppe Boccetti” ed infine all'Ospedale di Monterotondo, dove solo i tre “Signori” con la Sacra Immagine, e il presidente della Pia Unione, accompagnati da personale medico, passano tra i vari reparti in un'aria familiare e serena, bussano alle porte delle varie stanze dicendo: “è arrivato S. Antonio!...c'è Sant'Antonio”.
Sono quasi le nove e le strade iniziano a riempirsi di “cavallari” con i loro cavalli addobbati con carta velina colorata. Il Santo fa ritorno nell'abitazione del “Signore”, dove all'esterno si preparano le carrozze per le Fanfare di ottoni e i cavalli bianchi per i tre Signori della festa. Con la fanfara in testa parte la “Cavalcata” che riporta il Santo in Chiesa, dove ad attenderla sul Sagrato del Duomo c'è il Parroco in compagnia del Vescovo o del Cardinale della Diocesi. La piazza transennata è stracolma di folla, i Cavallari posti al centro del Sagrato, accolgono il corteo con i loro cavalli addobbati al grido di: “Evviva Sant'Antogno”, mentre all'interno della Chiesa inizia la Santa Messa.
Terminata la funzione religiosa, si apre il portone principale e la Fanfara intona la tradizionale melodia. Le feste recenti hanno visto anche la partecipazione di prestigiose Fanfare Nazionali, come quelle dei Carabinieri a Cavallo e della Polizia di Stato.

LA CAVALCATA

Ha inizio la cavalcata che si protrae per circa due ore e mezzo per accompagnare il Santo lungo un percorso che può variare leggermente ma che ha come tappe obbligate le altre tre chiese (il Convento dei frati cappuccini, Gesù operaio e Santa Maria delle Grazie) e il cimitero. Qui il rispetto per i defunti impone, diversamente che nel resto del percorso, silenzio e meditazione. E il silenzio, viene suonato dagli ottoni; in questo unico momento il loro ritmo si quieta. La cavalcata è uno sciame colorato. Alcuni la vorrebbero ancora più colorata, i cavalli sono agghindati di fiori fatti di carta velina e sostenuti da fil di ferro, un richiamo al tempo in cui si inghirlandavano i buoi per propiziare la fecondità degli animali. I cavallari più abili ad attrezzarsi, abbelliscono i propri cavalli di fiori e pennacchi. La moltitudine di gente assiepata lungo le strade ad assistere è estasiata dal gioco di colori. Alcuni non abbelliscono il proprio cavallo, ma ogni hanno il monterotondese doc spera sempre in una cavalcata in cui non manchi neanche un fiore, prima o poi accadrà, sarà bellissimo. Il costume tradizionale è un altro elemento che ogni partecipante amerebbe vedere sugli altri: il cappello alla carrettiera, retaggio di gente che trasportava nelle osterie della Capitale o nelle case dei privati il vino prodotto sui tre colli, il gilet e il foulard. Davanti alla casa del Signore finisce la cavalcata, si scende. Il serpentone del mattino è divenuto un gruppo più esiguo. Il festaiolo uscente, i confratelli, le autorità politiche e quelle religiose, oltre a qualche intimo si riuniranno a breve intorno a un tavolo per il pranzo. Gli altri partecipanti faranno lo stesso naturalmente, ma ognuno a casa propria.

DOMENICA POMERIGGIO E SERA

Alle 16,30 ci si prepara alla Processione che porterà la Sacra Statutina al Duomo, dove alle 17,30 verrà celebrata la Santa Messa e dove si terrà il “rito della consegna”. La Piazza è affollata, c'e un grande schermo allestito che permetterà di seguire la funzione a chi non riuscirà ad entrare in Chiesa. Il sacerdote accoglie la Statuina sulla porta centrale e si procede alla cerimonia, la Sacra Immagine viene posta sull'altare e viene benedetta, mentre si recitano le preghiere in onore di S. Antonio Abate. Al termine della S. Messa vengono convocati sull'altare i tre “Signori” con le relative mogli e/o madri, e il Sacerdote porge la Statuina al “Signore uscente”, visibilmente commosso per un bacio, e la consegna al “Nuovo Signore” che la conserverà nella propria abitazione per tutto l'intero anno; e la Chiesa esplode in un fragore di applausi al grido di “Evviva Sant'Antonio”.
Intanto, al di fuori della Chiesa la folla freme: vengono distribuite le torce a vento e sono accese le luminarie, i “Torciari” sono pronti con il classico cappello da carrettiere double-face, nero sino ad ora, e nel momento che verrà aperta la porta centrale ed apparirà il “Nuovo Signore” con la Sacra Statuina, viene capovolto per diventare rosso; non mancano “Cupelle” di legno piene di vino, “corni” di ciambelle a zampa e le piccanti “Coppiette”.
Ma ecco il momento tanto atteso: viene aperto il portone centrale del Duomo, e la Sacra Statuina di S. Antonio Abate viene accolta da un lunghissimo applauso e grida di gioia, mentre esplode in cielo un meraviglioso e lunghissimo spettacolo pirotecnico.

LA TORCIATA

Arriva la sera e vengono accese migliaia di torce che formeranno un'interminabile “serpentone luminoso” che con l'avvio della “Torciata” percorrerà le vie cittadine, seguendo un percorso prestabilito fino a raggiungere la casa del “Nuovo Signore”. Di tanto in tanto, si formano dei piccoli gruppi di torciari che in cerchio alzano le loro torce accese in un punto immaginario del cielo al grido di: “...e pè Sant'Antognittu nostru, bellu, gajardu e tostu: Evviva Sant'Antogno”. Al termine della “Torciata” viene offerto un rinfresco a tutti i partecipanti, mentre il corteo con la Sacra Statuina, giunto davanti alla casa che la ospiterà per l'intero anno, viene accolto da nuovi fuochi artificiali; l'interno della casa è completamente al buio. Il Presidente della Pia Unione bussa all'abitazione con il rituale “bastone” di legno per tre volte consecutive; alla domanda “chi è?”, risponde: “è S. Antonio Benedetto!”. E in quel momento si accendono tutte le luci in casa e il “Signore della festa” porge con gioia la Statuina alla propria consorte, che vestita completamente di nero e con il capo coperto, in compagnia di due bambini vestiti da “angioletti”, la prende, la bacia e la porta all'interno dell'abitazione, ponendola nella Cappellina allestita per l'occasione, dove rimarrà esposta alla venerazione dei devoti per tutta la settimana successiva. Per questioni di ordine pubblico non è possibile ai fedeli e ai torciari di entrare nella “Casa del Santo”, ma sarà il “Signore” stesso che scenderà più volte con la Statuina per il rituale “omaggio” da parte dei devoti. Dall'indomani, e fino alla domenica successiva, sarà possibile per tutti fare “visita a S. Antonio”, acquistare le “ciammelle a zampa”, prendere i Santini e il “Lunario” e dopo la “rimessa del Santo” partecipare al S. Rosario tutti i giovedi alle ore 18,00.

IL LUNEDÌ

E' lunedi mattina, e i Confratelli della Pia Unione, si ritrovano in Duomo per assistere insieme a tutti i fedeli alla Santa Messa in suffragio dei Confratelli e devoti defunti. Al termine della cerimonia religiosa viene distribuito il “Pane Benedetto” a tutti i presenti, cui segue la visita al cimitero, e dopo una breve cerimonia religiosa nella piccola chiesetta, dove il Sacerdote ricorda anche tutti i nomi dei confratelli defunti, vengono apposti dei garofani rossi sulle loro tombe e si prega per ognuno di loro, cercando di nascondere qualche piccola lacrima.
Verso le 13, si ritrovano tutti al Ristorante per la tradizionale “Brocculata”, un pranzo offerto dal “Nuovo Signore” ai Confratelli, alcune autorità civili e religiose, alla “Fanfara” che ad ogni portata esegue le tradizionali “marcette”, e amici intimi del “Signore”, invitati con alcuni giorni di anticipo con biglietti di invito per specificare l'ora e il luogo del pranzo. Il Menù è particolarmente ricco (antipasti, primi, secondi, contorni, dolce, caffè, liquori e “ciammelle a zampa”) a cui per tradizione non possono mancare dei piatti a base di broccoli e salsicce.
Dopo circa 4 ore di pranzo, di “evviva Sant'Antonio”, di musica, di foto ed abbracci termina il lunedi dopo i festeggiamenti, e dall'indomani e fino a Domenica si ha l'opportunità di fare visita al Santo, acquistare calendari e ciambelle benedette e si possono consegnare le domande per ricevere la Sacra Immagine negli anni futuri, e dove chi vuole può consultare l'elenco delle domande, con tanto di cognome, nome, giorno ed orario, effettuate negli anni precedenti.
La domenica successiva si chiude ufficialmente la Festa, con la presenza della Banda Musicale “Eretina”, per l'omaggio musicale a S. Antonio Abate. Alle 17,00 il Sacerdote esegue il “Rito della Rimessa”; la Sacra Statuina viene posta nell'urna, che durante tutto l'anno si tiene solitamante in camera da letto. Da Statuto l'Immagine di S. Antonio non deve mai essere lasciata sola in casa e non può uscirne, a meno che un devoto malato ne faccia espressa richiesta. Solo in questo caso e dopo l'approvazione della Pia Unione, la Statuina esce per recarsi in visita al malato, con il “Signore” al centro della “terna”, scortato da due confratelli con un cero acceso in mano.
Viene benedetta e consegnata al “Signore” uscente copia in ceramica della Statuina, che sancisce la propria appartenenza alla Pia Unione S. Antonio Abate di Monterotondo, mentre all'esterno viene predisposta la premiazione dei “Cavalli meglio bardati” con targhe e trofei, e dove a tutti è offerto dal “Nuovo Signore” un grande rinfresco.