TRADIZIONI

TRADIZIONI

LA SACRA IMMAGINE

La Sacra Immagine di S. Antonio Abate è una statua alta circa sessanta cm., scolpita su legno (di fico?) e ricoperta negli anni '60 del secolo scorso con una lamina d'oro. La Statuina raffigura Sant'Antonio con aureola, mentre con il braccio destro, dal quale pendono una campanellina e un maialino, afferra il bastone e tiene dei libri sotto il braccio sinistro, ai suoi piedi è ben visibile un maiale. In fondo alla Statuina è riportata la seguente iscrizione: “10-7-1955 XVI secolo per Opera Pia Monterotondo”; nella parte posteriore c'è un manico, grazie al quale può essere sorretta per permettere il “rituale bacio devozionale” ai devoti. Ad ogni bacio, chi la tiene, per motivi d'igiene, deve pulire con un fazzoletto la parte venuta a contatto con le labbra.

IL CAPPELLO

I Torciari da sempre seguono il Santo in Processione, anticamente calzavano cappelli rossi da carrettiere, ma un brutto giorno furono “invitati” dalle autorità fasciste a calzare cappelli neri. Poichè era implicita “nell'invito” la minaccia di severe punizioni, i Torciari furono costretti ad ubbidire, ma il colore rosso del fuoco, fu messo come fodera all'interno dei nuovi cappelli, che una volta avviatasi la Processione, furono tutti rovesciati e sul capo dei torciari riapparve il colore dell'antica tradizione.

LA CIAMBELLA A ZAMPA

Si festeggia Sant' Antonio ed è tempo di farina, vino, olio, anice e sale, i cinque ingredienti che occorrono per preparare le ciambelle a zampa, il prodotto tipico della festa. Le ciambelle a zampa sono ‘a zampa’ poiché riproducono la forma degli zoccoli dei bovini, da sempre un simbolo agreste. Sono ottime per il palato specialmente se accompagnate dal vino bianco; non sono dei dolci. Quando Monterotondo era un piccolo centro abitato, le ciambelle venivano preparate nel forno domestico dai partenti o dalle amiche della famiglia che ospitava il Santo per un anno. Oggi sono preparate dalle consorelle (le donne di quanti sono stati Signori della festa) con l’aiuto di alcune volontarie. La preparazione avviene con una settimana di anticipo rispetto alla festa. Quattro quintali di farina vengono offerti dal Nuovo Signore, un quintale viene messo a disposizione dal Vecchio Signore. Nella settimana successiva alla domenica dei festeggiamenti il prodotto viene venduto ed il ricavato consente di reperire nuovi fondi da mettere a disposizione per la festa del Santo.

LA TERNA

Sabato, per la prima volta dopo un anno il Santo lascia la casa del Signore della festa per raggiungere il Duomo. Iniziano ufficialmente i festeggiamenti. La statuina resta per alcune ore esposta per i fedeli, poi incomincia il cammino verso la Chiesa. Chi la custodisce ormai da 12 mesi la porta stretta tra le proprie mani, affiancato a destra dal prossimo successore, a sinistra dal Signore da cui l’aveva ricevuta l’anno prima. La “terna” costituita dai tre Signori, di nuovo il numero tre, si ripete ad ogni uscita ufficiale; al loro seguito la processione si allunga accompagnata dalla banda. Dopo la messa in Duomo la processione segue il percorso contrario.

I SONETTI

A Monterotondo è diffusa l'usanza di scrivere componimenti poetici, i tradizionali “Sonetti” che in origine avevano la tipica struttura metrica di 14 versi endecasillabi, distribuiti in due quartine e due terzine. Questa struttura oggi è raramente rispettata, così come si è presa l'abitudine di comporre il Sonetto in dialetto monterotondese. 

LA QUESTUA

La festa in onore di S. Antonio Abate viene celebrata in parte, grazie alle offerte che derivano dalla “Questua”, svolta dai “bussolanti” che bussando di porta in porta, offrono il Lunario del Campagnolo, che mostra la figura di Sant'Antonio tra cenni alla sua vita ed il tradizionale “Sonetto” scritto dal “Signore della Festa”, colui cioè che sta per passare la consegna al “Signore entrante”. In cambio di una libera offerta in denaro, i bussolanti lasciano, oltre al Lunario del Campagnolo, la Sacra Immagine del “Santino”, sul cui retro è scritta una preghiera. Nell'anno 2004, sul calendario compare un testo in cui si invita ad essere generosi nelle offerte per meglio onorare il Santo, e recitava così:

Caro Amico, Col nuovo anno un migliore incontro con il Glorioso S. Antonio Abate, il quale viene nella vostra casa come il più caro amico di coloro che amano la terra. S. Antonio Abate vi porta la sua paterna Benedizione, proteggerà la vostra dimora dal pericolo degli incendi, la vostra terra e i vostri raccolti dal pericolo delle tempeste, i vostri armenti da ogni pericolosa insidia. Il grande santo amico di ogni vero cristiano, sarà vicino a voi in ogni circostanza esortandovi ad essere sempre buoni e sinceri nelle opere e nella preghiera.

La “Questua” antichissima usanza, perpetua il ricordo, fin dal Medio Evo, della fonte di sostentamento dei Fratelli Antoniani, e di risorsa economica per le loro opere. Già ai tempi del Boccaccio, che in una novella del Decamerone, narra di come Frate Cipolla, monaco Antoniano, facesse la questua presso i suoi fedeli, promettendo in cambio la protezione del Santo Eremita:
“Signore e signori, come voi sapete, vostra usanza è di mandare ogni anno ai poveri del baron messere Santo Antonio del vostro grano e delle vostre biade, chi poco chi assai, secondo il podere e la devozione sua, acciò che il Beato Santo Antonio vi sia guardia di buoi e asini e dei porci e delle pecorelle vostre”.